Gomito, Polso e Mano

Eclepta / Gomito, Polso e Mano
  • Introduzione
  • Infortuni e Patologie
  • Riabilitazione

Il gomito è una articolazione costituita da omero, radio ed ulna.

E’ un’articolazione complessa, forse la più complessa di tutte ed è estremamente mobile per dare alle mani un ampio movimento e fornire la forza.

La mano invece è costituita dalle ossa del metacarpo e dalle falangi.

  • Sindrome del Tunnel Carpale

    La sindrome del tunnel carpale genera deficit sensitivi e motori di entità variabile.

    Essa prevale nettamente nelle donne in età fertile ed è spesso bilaterale questo perché gli ormoni giocano un ruolo cruciale.

    La diagnosi è essenzialmente clinica supportata da un esame elettromiografico.

    Il protocollo riabilitativo comincia con l’utilizzo di terapie fisiche (laser, tecar, etc,) e crioterapia. Successivamente si procede con il recupero dell’articolazione, stretching e mobilizzazione attiva e passiva del polso e della mano.
    Recuperata l’articolazione senza dolore si comincia la seconda fase di rinforzo muscolare e di recupero della forza e della coordinazione fine.
    L’iter riabilitativo termina con il recupero del gesto tecnico in campo attraverso esercitazioni sport specifiche. Nel caso in cui non si riuscisse a recuperare la funzionalità con il trattamento conservativo, si opterà per il trattamento chirurgico.

  • Epicondilite (Gomito del tennista)

    L’epicondilite è una tipica sindrome che colpisce per la maggiore i tennisti, golfisti, giocatori di baseball, schermidori.

    In una fase iniziale il dolore viene avvertito solo durante l’attività sportiva. Successivamente viene percepito anche a riposo e durante piccolo gesti quotidiani.

    La diagnosi è principalmente clinica ma in qualche caso è possibile ricorrere ad indagini strumentali.
    Il trattamento d’elezione è di tipo conservativo. Nella fase acuta è consigliato riposo per circa 20 gg dall’attività che ha provocato i sintomi, terapia fisica locale coadiuvata da stretching e massaggio di scarico. Dopo un rinforzo muscolare si può riprendere gradualmente l’attività sportiva.
    Nei casi invalidanti o persistenti il trattamento indicato è sicuramente quello chirurgico.

  • Distorsione del Polso

    La distorsione del polso comporta uno stiramento delle strutture capsulari e provoca una sintomatologia dolorosa su tutto il polso accompagnata da gonfiore. Talvolta si possono presentare cisti sul dorso del polso.

    Il protocollo terapeutico comincia con la riduzione del dolore, attraverso terapie fisiche, ghiaccio a cubetto e massaggio dei muscoli dell’avambraccio per controllare le eventuali contratture muscolari antalgiche.
    Recuperata la mobilità completa del polso si passa al rinforzo muscolare di avambraccio e mano.
    Si termina sul campo sportivo per il recupero della capacità prensile e della manualità fine per arrivare alla ripresa del gesto sport specifico.

  • Distorsione delle Dita

    Le distorsioni delle dita coinvolgono nella maggioranza dei casi il 4° e 5° dito e provocano dolore intenso immediatamente subito dopo il trauma.
    Inizialemente viene fatto un bendaggio per alcuni giorni ma se l’instabilità è di grado elevato l’immobilizzazione durerà di più e poi si inizierà la riabilitazione.

    Dapprima si comincia con il controllo del dolore e dell’infiammazione tramite terapie fisiche (laser, tecar, e ultrasuoni in acqua) e ghiaccio sulla parte dolente e sul recupero della mobilità.

    Successivamente si passa al rinforzo muscolare di polso.
    L’iter riabilitativo si conclude con il recupero della funzionalità prensile e la manualità direttamente sul campo attraverso esercitazioni mirate e fino ad ottenere la ripresa del gesto sport specifico.

  • Frattura dello Scafoide

    Le fratture dello scafoide è una delle fratture più frequenti tra quelle delle ossa del carpo.
    Essa avviene nella maggior parte dei casi a seguito di una caduta con la mano in iperestensione.
    Tipicamente produce un vivo dolore ed una tumefazione localizzata vicino la tabacchiera anatomica. La funzionalità è fortemente compromessa dal dolore che impedisce i movimenti.
    In base alla localizzazione della frattura possiamo distinguere tre tipi di fratture dello scafoide: prossimale, distale, istmica.
    In tutti i casi la diagnosi è essenzialmente clinica e confermata da esami strumentali.
    Il trattamento conservativo è in genere quello consigliato, ad eccezione delle fratture prossimali che invece vengono trattate chirurgicamente, e consiste nell’ingessare la parte (pollice incluso) per 6-10 settimane.

    Dopo la rimozione del gesso o del tutore si comincia un ciclo di terapie riabilitative per recuperare l’articolazione e la muscolatura della mano ed eventuali terapie strumentali.

  • Frattura del Radio-ulna

    La frattura del radio-ulna è una frattura che provoca una sintomatologia dolorosa molto forte, tanto da richiedere spesso l’uso di farmaci antidolorifici, ed avviene dopo caduta sulla mano in iperestensione.

    Le donne in menopausa risultano maggiormente colpite essendo questa frattura tipicamente presente in caso di osteoporosi.
    Un esame strumentale come quello radiografico risulta sufficiente per una diagnosi accurata anche se in alcuni casi è necessaria un’ elettromiografia per escludere la presenza di eventuali lesioni neurologiche.

    Completata la terapia farmacologica e contenuto il dolore, si cerca di stabilizzarle la frattura con la manipolazione e se non sufficiente, si procede chirurgicamente.

    Nel caso della frattura del radio, dopo la rimozione del gesso, pur tutelando ancora il polso, si procede con la rieducazione motoria e si continua con esercizi mirati al recupero dell’articolazione del polso e terapie strumentali.
    Si termina con l’ultima fase sul campo sportivo tramite esercitazioni sport specifiche con particolare attenzione all’insorgenza di complicanze.

  • Riabilitazione per Epicondilite e/o Epitrocleite

    La riabilitazione e la prognosi dipendono dalla gravità della patologia: acuta, cronica-recidivante, cronica-persistente. Sicuramente il riposo è il primo step di qualunque iter riabilitativo per epicondilite, unitamente all’interruzione dell’attività che genera dolore.

    La riabilitazione è mirata in una fase iniziale al controllo del dolore ed alla riduzione della contrattura muscolare, attraverso terapie fisiche e manuali.
    Successivamente si passa al rinforzo dei muscoli e al loro riequilibrio al fine di migliorare il controllo e la stabilità del movimento dell’avambraccio.

    Nel momento in cui sintomi spariscono e con l’utilizzo di un tutore specifico il programma riabilitativo termina con la fase del campo sportivo con esercizi propedeutici per una ripresa graduale della gestualità complessa in tutta sicurezza e per evitare recidive.

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