Ginocchio

Eclepta / Ginocchio
  • Introduzione
  • Infortuni e Patologie

L’articolazione del ginocchio è tra le più complesse e forti del nostro organismo ma allo stesso tempo molto delicato ed ha il compito di tenere uniti il femore con la tibia.
La rotula è una componete del ginocchio che facilita il suo lavoro muscolare durante i movimenti di flessione ed estensione.

La cartilagine ricopre le superfici ossee che le rende più lisce, facilitandone il movimento.
I menischi sono delle cartilagini a forma di anello e servono ad assorbire gli urti, ad aumentare la stabilità e ad ammortizzare i carichi.

L’articolazione è costituita da quattro legamenti (crociato anteriore, crociato posteriore ,collaterale mediale, collaterale laterale). Coadiuvati dalla capsula e dai muscoli.

  • Distorsione al ginocchio

    La distorsione al ginocchio, frequente tra i calciatori, giocatori di basket, pallavolisti e sciatori, si verifica soprattutto per traumi diretti.
    Nel momento un cui avviene il ginocchio risulta gonfio e dolente, in attesa di una visita specialistica è opportuno, come primo intervento, applicare del ghiaccio ed utilizzare delle stampelle per alleggerire il suo carico.

    Il medico dopo un’accurata visita, per impostare un adeguato percorso riabilitativo, potrebbe prescrivere anche alcuni esami strumentali.
    Il primo step del protocollo riabilitativo per la distorsione al ginocchio è sicuramente il RICE ovvero: riposo, ghiaccio, compressione ed elevazione dell’arto.
    Succesivamente si procederà con terapie fisiche per il controllo del dolore e per il riaasorbimento di un eventuale edema.
    Il protocollo prosegue con il potenziamento dei muscoli della gamba alla stabilizzazione dell’articolazione ed esercitazioni mirate a prevenire recidive.

  • Artrosi del Ginocchio (gonartrosi)

    L’artrosi del ginocchio è una patologia molto frequente causata dall’usura e invecchiamento dell’articolazione. La stessa può essere originata anche da lesioni traumatiche non trattate correttamente in giovane età.

    Questa patologia è più frequente nelle donne, e nei pazienti in sovrappeso. Inoltre esistono particolari attività lavorative che, portando il soggetto ad effettuare la ripetizione di alcuni gesti, una postura sbagliata, il sovraccarico sull’articolazione possano, a lungo andare, produrre danni irreparabili.
    I sintomi in genere sono molto chiari e cioè: dolore, gonfiore, deambulazione con zoppia, sensazione di impaccio dell’articolazione e rumori articolari.
    Il paziente malato di artrosi del ginocchio ottiene ottimi vantaggi da un prolungato ciclo di riabilitazione effettuato in piscina e palestra. Il successo di questo dipende molto dalla gravità della malattia.

    Purtroppo questa è una patologia cronica per cui dobbiamo insegnare al paziente a conviverci senza soffrire troppo e senza rinunciare completamente alle attività fisiche.

    Il protocollo terapeutico è volto principalmente a ridurre la sintomatologia con terapie fisiche e massaggi, potenziare la muscolatura e la stabilità. Indispensabile ai fini della ripresa di una completa ripresa il calo di peso del paziente.

  • Rottura del Legamento Crociato Anteriore (LCA)

    I sintomi del LCA variano da paziente a paziente in modo molto rilevante.
    La patologia prevede un dolore intenso, forte gonfiore che insorge rapidamente e una sensazione di cedimento con importante limitazione dei movimenti articolari.
    La rottura si verifica più frequentemente tra gli sportivi di alto impatto.
    La diagnosi è essenzialmente clinica ma si può ricorrere ad indagini strumentali per escludere lesioni associate.

    Il trattamento (chirurgico o conservativo) può dipendere da diversi fattori quali ad esempio l’età del paziente, il suo livello di attività sportiva e la presenza di altre lesioni associate. In caso di trattamento chirurgico l’iter riabilitativo prevede inizialmente una fase di controllo del gonfiore e recupero dell’articolarità. Contestualmente è possibile iniziare attraverso esercizi mirati la fase di recupero della forza.

    Il programma riabilitativo termina con il recupero della gestualità sul campo.

  • Tendinopatia Rotulea

    La tendinopatia rotulea, frequente soprattutto negli sportivi, è causata principalmente da un evento acuto ma anche ma microtraumi ripetuti. 
    Il dolore diminuisce con l’attività ma a lungo andare la limita fortemente.

    La diagnosi è essenzialmente clinica ma confermata da indagini strumentali.
    Il programma riabilitativo in fase iniziale mira alla riduzione del dolore attraverso le terapie fisiche e diminuendo i carichi. Utile anche il massaggio e lo stretching.
    La fase finale prevede il rinforzo muscolare ed esercizi mirati alla prevenzione di eventuali recidive.

  • Rottura del legamento crociato posteriore (LCP)

    La rottura del LCP si verifica principalmente per traumi diretti del ginocchio.
    Possiamo distinguere tre gradi di lesioni: lieve, moderato e intenso a seconda della gravità.
    Dopo la lesione il paziente avverte una sensazione di instabilità e di dolore posteriore, che durano anche dopo la fase acuta. Purtroppo la sintomatologia immediata della rottura è piuttosto subdola, pertanto una diagnosi precoce è molto difficoltosa.

    Il trattamento di elezione è di tipo conservativo. Nel caso in cui questo non si dimostrasse sufficiente al recupero della stabilità, si opterà per un trattamento chirurgico.
    L’iter riabilitativo è sovrapponibile a quello delle distorsioni al ginocchio.

    Esso mira a ridurre il gonfiore e al recupero dell’articolazione.
    Fatto questo si passa alla fase del recupero muscolare unitamente ad esercizi propriocettivi e coordinativi.

  • Rottura del Menisco

    La rottura del menisco si verifica durante i movimenti combinati di flessione e rotazione o in seguito a banali movimenti o negli anziani per invecchiamento della cartilagine e perdita di elasticità.
    La sintomatologia della lesione meniscale può variare da una fitta intensa e localizzata ad un vero e proprio blocco articolare.

    La diagnosi, fondamentale per impostare un corretto programma riabilitativo, parte dalla clinica con l’analisi della sede del dolore, dell’ampiezza dei movimenti e del gonfiore e viene supportata da indagini strumentali come la risonanza magnetica o la TAC.
    Il trattamento d’elezione è ormai di tipo conservativo ma nei casi più gravi si opta per l’intervento chirurgico.

    Si comincia con il ridurre il dolore, il gonfiore e con il recupero dell’articolazione, senza forzare la flessione soprattutto oltre i 90°. Il trattamento in piscina nella fase iniziale è molto importante in quanto permette una riduzione del carico, rilassa i muscoli e agevola il recupero dell’articolarità.

    Ridotta l’infiammazione si recupera la muscolatura della gamba e parallelamente vengono fatte esercitazioni di equilibrio e propriocezione e di rieducazione al movimento.

    Un ruolo molto importante della fase riabilitativa lo rivestono sia il recupero del gesto sportivo in campo sia gli esercizi mirati alla prevenzione di recidive. 

  • Lussazione della Rotula

    La lussazione della rotula, è una patologia molto frequente ed è spesso conseguenza di un trauma distorsivo. Solitamente la lussazione si riduce spontaneamente ma a volte la sintomatologia dolora persiste.

    Alla lussazione rotulea si accompagna una sintomatologia dolorosa unitamente ad un deficit dell’articolarità e conseguenti gonfiore e zoppia.

    Durante la fase acuta si applica il protocollo RICE (Rest, Ice, Compression, Elevation). Se la lussazione non è recidivante il paziente terrà un tutore per 4/5 settimane che impedirà la flessione e consentirà la deambulazione solo con stampelle.
    Ai fini diagnostici potrà essere utile effettuare una radiografia.

    Il trattamento è conservativo e richiede un iter riabilitativo mirato al rinforzo muscolare della coscia con lo scopo di stabilizzare la rotula ed evitare eventuali recidive.

  • Frattura della Rotula

    La frattura della rotula viene causata spesso da un trauma diretto e nella maggior parte dei casi si tratta di fratture trasverse.

    La sintomatologia si manifesta con un gonfiore che si presenta subito dopo il trauma, dolore e limitazioni articolari.
    Per la sua conferma diagnostica è fondamentale eseguire una radiografia.
    Il trattamento d’elezione è di tipo conservativo e consiste nell’immobilizzazione d ell’articolazione con tutore per una durata di circa 4-6 settimane. Alla rimozione del tutore è possibile procedere con esercizi di mobilizzazione e progressivamente alla rieducazione funzionale.

    Alla fine dell’iter terapeutico, l’atleta può cominciare la preparazione sul campo e il recupero del gesto sportivo.

  • Frattura del Piatto Tibiale

    La frattura del piatto tibiale a seconda che si tratti di piccoli distacchi o gravi dislocazioni può necessitare di interventi chirurgici (osteosintesi chirurgiche).

    Solitamente la frattura è causata da un grave trauma (incidente d’auto, caduta sulle piste da sci) che ha determinato un immediato gonfiore all’articolazione con conseguente sintomatologia dolosa e conseguente limitazione dell’articolarità.
    Unitamente alla diagnosi clinica, potrebbe essere necessarie indagini strumentali quali TAC e RMN in quanto la prima radiografia potrebbe essere negativa.

    Se il quadro evidenziato non presenta indicazioni particolari per procedere con il trattamento chirurgico si effettuaerà l’immobilizzazione dell’arto esteso con un tutore per un periodo che va dalle 4 alle 6 settimane. Successivamente verrà fatto un percorso riabilitativo di durata variabile a seconda del tipo di trattamento (conservativo o chirurgico).

  • Rottura del Tendine Rotuleo

    La rottura del tendine rotuleo,  frequente in soggetti sportivi con tendinosi degenerative in atto può essere parziale o totale.
    All’atto della rottura si riscontra un dolore improvviso unito al gonfiore con conseguente difficoltà alla deambulazione.

    La diagnosi viene confermata con indagini strumentali quali l’ecografica e la RMN che può fornirci maggiori dettagli in caso di lesione parziale.
    Il trattamento è conservativo per la lesione parziale, nel qual caso si immobilizza l’articolazione e si ricorre all’uso di stampelle per circa un mese; successivamente si prosegue con la riduzione del dolore con l’utilizzo di terapie fisiche strumentali ed il rinforzo muscolare.

    Il processo di guarigione del tessuto tendineo è molto lungo e richiede almeno quattro mesi per poter tornare ad una adeguata condizione funzionale.
    In caso di lesione totale il trattamento indicato è chirurgico.

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