Gamba

Eclepta / Gamba
  • Introduzione
  • Infortuni e Patologie
  • Riabilitazione

La gamba è la regione anatomica del corpo umano compresa fra il ginocchio e il collo del piede ed il suo scheletro è formato dalla tibia e dal perone.

La tibia è l’osso portante e si articola in alto con il femore mentre distalmente le due ossa sono in contatto con l’astragalo,osso del piede.
Mentre anteriormente la tibia è molto superficiale e quindi particolarmente esposta ai traumi, posteriormente è protetta da una vasta massa muscolare.
Al contrario il perone risulta meno superficiale in tutto il suo decorso.

Le lesioni ossee e muscolari della gamba sono traumi molto comuni in medicina dello sport.

  • Frattura Tibia e Perone

    Il meccanismo della frattura della gamba è generalmente diretto, frequenti sono i traumi sportivi ma anche cadute, incidenti stradali, etc. e può avvenire ai diversi livelli della gamba.
    Dipendentemente dalla sede della frattura si potranno distinguere 3 diversi distretti:

    • Nella parte prossimale sono tipiche le fratture del piatto tibiale;
    • nella parte intermedia sono caratteristiche le fratture diafisarie,
    • nella parte vicina alla caviglia,si parla di fratture del pilone tibiale.

    Nella maggior parte dei casi sono coinvolti sia perone che tibia e raramente la frattura di quest’ultimo avviene in più punti (frattura plurifocale).
    Nei casi in cui la frattura risulti scomposta, si rendono necessarie manovre di riduzione per riportare i monconi nella posizione normale.

    L’identificazione della sede della frattura sono indispensabili per la definizione del piano riabilitativo.
    Il sintomo principale è sicuramente il dolore, la cui localizzazione può variare a seconda della sede della frattura e può anche irradiarsi a tutta la gamba.

  • Lesioni o Infortuni Muscolari

    Le lesioni muscolari sono tra i traumi più frequenti in medicina dello sport ed il primo elemento da considerare nella loro classificazione è rappresentato dalla natura diretta o indiretta del trauma (Craig, 1973).
    In tal senso si possono distinguere le lesioni da trauma diretto che implicano l’esistenza di una forza agente direttamente dall’esterno (contusioni) e le lesioni muscolari da trauma indiretto, che presuppongono l’azione di meccanismi più complessi e chiamano in causa forze lesive intrinseche, che si sviluppano nell’ambito del muscolo stesso o dell’apparato locomotore.
    Le prime vengono ulteriormente definite secondo la gravità, indirettamente indicata dall’arco di movimento effettuabile:

    • lesione muscolare di grado lieve: è consentita oltre la metà dello spettro di movimento;
    • lesione muscolare di grado moderato: è concessa meno della metà, ma più di 1/3 dello spettro di movimento;
    • lesione muscolare di grado severo: è permesso uno spettro di movimento inferiore ad 1/3.

    Tra i traumi indiretti invece, possiamo distinguere la contrattura, lo stiramento, la distrazione, lo strappo ed ognuno si riferisce a gradi diversi di gravità, identificabili dalle diverse manifestazioni anatomo-patologiche e cliniche della lesione.

    Il piano terapeutico, una volta identificata la lesione, deve tener conto del grado, della sede e del tipo di paziente.

  • Frattura da Stress

    La frattura da stress si verifica quando si supera la resistenza dell’osso per un carico eccessivo o prolungato ma può essere dovuta anche a microtraumi ripetuti nel tempo.

    Tra i principali fattori di rischio possiamo sicuramente trovare l’eccessivo peso corporeo, scarpe non idonee al tipo di attività svolta ed il terreno di allenamento.
    Il calcagno ed i metatarsi sono le ossa maggiormente interessate nel piede.

    Il vero problema della frattura da stress è che, proprio per la natura subdola della sua insorgenza, ovvero senza traumi importanti, molto spesso non viene diagnosticata.
    E’ inoltre indispensabile, ai fini della diagnosi, la risonanza magnetica nucleare. La radiografia infatti risulta generalmente normale senza evidenziare la patologia dell’osso spugnoso.

  • Riabilitazione per Frattura Tibia e Perone

    Le fratture della tibia e del perone sono le fratture più frequenti, possono essere associate (entrambe) oppure isolate. 
    In base alla sede di frattura si possono distinguere 3 diversi distretti: terzo prossimale (fratture articolari), terzo medio (metadiafisarie), terzo distale (fratture articolari); tale distinzione è importante sia dal punto di vista riabilitativo che dal punto di vista prognostico. 
    Inoltre i pazienti possono essere trattati chirurgicamente (osteosintesi, applicazione di placche e viti) o semplicemente immobilizzati con apparecchio gessato; di tutto ciò si deve tenere conto nello stilare il programma rieducativo. 

    Il percorso riabilitativo prevede una prima fase di controllo del dolore e recupero dell’articolarità attiva e passiva dell’anca, del ginocchio e della caviglia, accompagnato da un blando rinforzo muscolare. 
    Raggiunto l’obiettivo si può iniziare l’attività aerobica e la fase del recupero della forza con esercizi per il gastrocnemio, tibiale anteriore e posteriore, soleo, flessori e estensori e intrinseci del piede, quadricipite, gluteo flessori e muscoli del core; contemporaneamente si possono iniziare esercitazioni di propriocettiva e equilibrio via via più complesse. 

    Fondamentale è concludere il percorso riabilitativo con l’ultima fase del campo con esercitazioni ad andature specifiche dello sport praticato e una ripresa graduale e sicura del movimento e del gesto sportivo.

  • Riabilitazione per Infortuni Muscolari

    L’iter terapeutico per curare i traumi muscolari deve tenere conto delle caratteristiche del paziente, della sede del trauma e del tipo di lesione.
    In linea generale il protocollo di RICE (Rest, Ice, Compression, Elevation) rappresenta il trattamento iniziale della maggior parte dei traumi muscolari e consiste in quattro semplici regole:
    Riposo assoluto;
    Applicazione del ghiaccio ciclica;
    Compressione tramite bendaggio;
    Elevazione dell’arto.
    Per le contusioni più gravi è necessario eseguire degli esercizi di tonificazione.
    Per le contratture il medico può consigliare una terapia del calore per mezzo di impacchi caldo-umidi, ipertermia, tecarterapia, massaggi decontratturanti e ultrasuoni.

    Lo stiramento viene trattato con terapie strumentali come laser, ultrasuoni, tecarterapia e ipertermia. La riabilitazione prevede inoltre massaggi e bendaggi funzionali decontratturanti. In genere la ripresa delle normali attività avviene in circa 12-15 giorni.

    Lo strappo viene trattato inizialmente con il protocollo RICE e il muscolo leso viene immobilizzato da un minimo di 48 ore a un massimo di 5 giorni. Trascorsi i 5 giorni dal trauma il medico specialista può individuare la lesione attraverso un esame ecografico. Fanno parte della terapia massaggi, stretching attivo, tecarterapia, ipertermia e laser.

    In caso di lesioni molto gravi può essere necessario sottoporsi ad un intervento chirurgico per ripristinare la funzionalità del muscolo.

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