Coscia

Eclepta / Coscia
  • Introduzione
  • Infortuni e Patologie
  • Riabilitazione

La coscia è quel segmento dell’arto inferiore situato tra l’anca e il ginocchio.

l suo scheletro è costituito dal femore, l’osso più lungo e resistente del corpo umano, rivestito da muscoli, vasi, nervi ecc. La massa muscolare suddivisa in tre gruppi: anteriore (sartorio e quadricipite), posteriore (bicipite, semitendineo e semimembranoso) e mediale (pettineo, otturatore esterno e adduttori).
E’ evidente quindi che il dolore alla coscia può avere origine da diverse strutture quali ossa, articolazioni, muscoli e tendini.

E’ perciò fondamentale avere una diagnosi chiara prima di intraprendere qualunque tipo di programma riabilitativo

 

  • Frattura del Femore

    Il femore è l’osso più lungo e resistente del corpo umano e la sua frattura rappresenta uno degli infortuni più comuni, specialmente negli anziani (over 65) complici traumi, osteoporosi e cadute.

    La frattura del femore, se scomposta o frammentaria, necessita di un intervento chirurgico tempestivo e richiede un’attenta e complessa riabilitazione.
    La riabilitazione, che inizia già durante la degenza in ospedale, ricopre un ruolo fondamentale per riottenere la mobilità e la funzionalità dell’arto.
    Il trattamento riabilitativo mira al potenziamento muscolare dei glutei e muscoli bi articolari, al recupero della mobilità articolare e posturale, al potenziamento della coordinazione, al controllo dinamico del capo e del tronco attraverso esercizi propriocettivi e di stretching.

    I tempi di recupero variano molto e dipendono oltre che dalla tipologia di frattura, che secondo la classificazione di Winquist-Hansen per il femore arrivano a 15 diverse, anche da alcune variabili quali l’età del paziente, le aspettative del paziente (ad esempio se è uno sportivo), la sua disponibilità ad effettuare le sedute settimanali e così via.

  • Lesioni o Infortuni Muscolari

    Le lesioni muscolari sono tra i traumi più frequenti in medicina dello sport ed il primo elemento da considerare nella loro classificazione è rappresentato dalla natura diretta o indiretta del trauma (Craig, 1973).

    In tal senso si possono distinguere le lesioni da trauma diretto che implicano l’esistenza di una forza agente direttamente dall’esterno (contusioni) e le lesioni muscolari da trauma indiretto, che presuppongono l’azione di meccanismi più complessi e chiamano in causa forze lesive intrinseche, che si sviluppano nell’ambito del muscolo stesso o dell’apparato locomotore.
    Le prime vengono ulteriormente definite secondo la gravità, indirettamente indicata dall’arco di movimento effettuabile:

    • lesione muscolare di grado lieve: è consentita oltre la metà dello spettro di movimento;
    • lesione muscolare di grado moderato: è concessa meno della metà, ma più di 1/3 dello spettro di movimento;
    • lesione muscolare di grado severo: è permesso uno spettro di movimento inferiore ad 1/3.

    Tra i traumi indiretti invece, possiamo distinguere la contrattura, lo stiramento, la distrazione, lo strappo, ed ognuno si riferisce a gradi diversi di gravità, identificabili dalle diverse manifestazioni anatomo-patologiche e cliniche della lesione.

    Il piano terapeutico, una volta identificata la lesione, deve tener conto del grado, della sede e del tipo di paziente.

  • Riabilitazione per Frattura del Femore

    In base alla sede di rottura si riconoscono molteplici tipi di frattura del femore (15 secondo la classificazione di Winquist-Hansen) tra i più comuni quella del collo del femore, della diafisi composta/scomposta/esposta. 
    La qualità e la durata del trattamento riabilitativo sarà quindi molto varia e dipendente oltre che dalla tipologia di frattura anche da alcune variabili come l’età del paziente, la qualità di vita attesa dal paziente (obiettivo sportivo), il grado di collaborazione (anche come numero di sedute settimanali da dedicare alla ripresa funzionale). 

    L’obiettivo primario della riabilitazione è quello di autonomizzare il paziente agendo sul tono-trofismo muscolare, sul recupero del ROM e sulle possibilità di carico. Il carico va sempre deciso di concerto con il chirurgo ortopedico che ha trattato la frattura. 

    Il trattamento rieducativo comprende 5 fasi, il raggiungimento progressivo determinerà il passaggio alla successiva. Nella prima ci si concentrerà sul recupero dell’articolarità attraverso esercizi di auto-mobilizzazione e sul controllo del dolore; successivamente ci si concentrerà sul rinforzo muscolare globale, data la perdita di tono diffusa in seguito all’immobilità: quadricipite (dapprima in catena chiusa e poi in aperta), glutei, abduttori e flessori d’anca, polpaccio, hamstring, muscoli del core; contestualmente si potrà riprendere l’attività aerobica consentita. Dopo aver oggettivamente recuperato la forza, attraverso l’esecuzione del test isocinetico, si deve completare la riabilitazione in campo per recuperare i giusti schemi motori e rieducare al movimento.

  • Riabilitazione per Lesione Muscolare

    L’iter terapeutico per curare i traumi muscolari deve tenere conto delle caratteristiche del paziente, della sede del trauma e del tipo di lesione.
    In linea generale il protocollo di RICE (Rest, Ice, Compression, Elevation) rappresenta il trattamento iniziale della maggior parte dei traumi muscolari e consiste in quattro semplici regole:

    • Riposo assoluto;
    • Applicazione del ghiaccio ciclica;
    • Compressione tramite bendaggio;
    • Elevazione dell’arto.

    Per le contusioni più gravi è necessario eseguire degli esercizi di tonificazione.
    Per le contratture il medico può consigliare una terapia del calore per mezzo di impacchi caldo-umidi, ipertermia, tecarterapia, massaggi decontratturanti e ultrasuoni.

    Lo stiramento viene trattato con terapie strumentali come laser, ultrasuoni, tecarterapia e ipertermia. La riabilitazione prevede inoltre massaggi e bendaggi funzionali decontratturanti. In genere la ripresa delle normali attività avviene in circa 12-15 giorni.

    Lo strappo viene trattato inizialmente con il protocollo RICE e il muscolo leso viene immobilizzato da un minimo di 48 ore a un massimo di 5 giorni. Trascorsi i 5 giorni dal trauma il medico specialista può individuare la lesione attraverso un esame ecografico. Fanno parte della terapia massaggi, stretching attivo, tecarterapia, ipertermia e laser.

    In caso di lesioni molto gravi può essere necessario sottoporsi ad un intervento chirurgico per ripristinare la funzionalità del muscolo.

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